Dojo Musubi: la scheda

Fondato nel 2010, il Dojo Musubi di  Roma, affiliato all'Aikikai d'Italia, è diretto dall'insegnante Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. con l'assistenza di Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Per ulteriori informazioni pratiche consultate la pagina Dove siamo.Per accedere ad alcune nozioni di base sull'arte dell'aikido e sulle modalità della pratica potete consultare  il nostro pieghevole on line ed eventualmente scaricarlo o stamparlo.

Vi troverete una breve storia del dojo e dei suoi insegnanti e vi potrete fare una idea dello spirito con cui al Dojo Musubi si insegna e si pratica l'arte dell'aikido.

Il locale che ospita le lezioni del dojo si estende su circa 300mq e al momento il tatami occupa circa 80mq, il resto dello spazio è disponibile per lezioni di armi. E' disponibile una sala di dimensioni maggiori per seminari nei fine settimana.

Per qualche informazione sull'insegnante, Paolo Bottoni VI dan, potete riferirvi all'intervista che l'amico Fiordineve Cozzi gli ha richiesto per pubblicarla sul sito del suo dojo, lo Shizentai di Lauria.

 

 

 

 

 

L'insegnante proviene dalla esperienza del Dojo Centrale di Roma, che fu diretto dal 1974 al 1984 dal maestro Hideki Hosokawa, di cui intende preservare i metodi didattici e l'impostazione. DI conseguenza intende un dojo non come un semplice luogo ove si trova un tatami adatto alla pratica dell'aikido, ma come un luogo dedicatoalla pratica dell'aikido, dove l'animo ed il corpo sono concentrati prevalentemente e se possibile esclusivamente sulla pratica.

Ripetendo le parole ed i concetti del maestro Hosokawa, il dojo si trova ovunque si abbia la seria intenzione di praticare.

Se volete saperne di più potete contattarci agli indirizzi presenti in questa pagina e anche nella pagina Dove siamo.

 

Musubi significa nodo, e nelle arti marziali si riferisce soprattutto al nodo della cintura che portano i praticanti, simbolo del legame con  l'arte che praticano. Esistono altri legami, o nodi, nel mondo dell'aikido, per esempio quello tra insegnante e discepolo, e la scoperta di questi legami rafforza anche la personalità del praticante permettendogli di gestire meglio i legami personali e quelli con il resto dell'umanità, comprendendo le ragioni di tutti ma senza rinunciare ad affermare e difendere le proprie.

Il simbolo che abbiamo voluto scegliere per il dojo deriva da un antico mon (stemma araladico) giapponese, che rappresenta un fiore di sakura, ciliegio, che tradizionalmente è legato alla figura del guerriero, il samurai, per la sua bellezza destinata a cadere rapidamente, portata via dal vento. Allo stesso modo il samurai ha il dovere di rendere se stesso puro e limpido, accettando la possibilità che questa sua bellezza interiore sia caduca e il dovere lo obblighi ad abbandonare ogni cosa, vita compresa.

E' lo stesso simbolo scelto sia dallo Zaidan Hojin Aikikai che dall'Aikikai d'Italia, così come da molte altre associazioni nazionali legate alla casa madre. Noi abbiamo voluto trasformarlo in una tsuba, la guardia della spada giapponese. E' il nodo simbolico quanto reale che lega il samurai, la mente ed il braccio, alla lama della sua spada, strumento di attuazione dei suoi doveri e di ricerca dei suoi ideali.

Il Dojo:

Il dôjô tradizionale giapponese, dedicato alla pratica di un’arte, è orientato secondo gli assi cardinali. Anticamente si trovava all'aperto, era un ampio cortinale situato nella dimora dei daimyo, signori feudali. In aikido si pi pratica su una superficie ricoperta di materassine, detta tatami. Il lato d’onore si dovrebbe situare a nord, e su questo lato si pone in seiza l’insegnante, in un punto chiamato shihandai. Gli allievi si schierano di fronte a lui sul lato shimoza, in ordine di grado: i kohai (allievi juniores) ad ovest, i sempai (allievi seniores) ad est. Sul lato est si collocano gli assistenti (joshu) ed eventuali insegnanti ospiti.  Il pubblico ora non viene più ospitato dal lato kamiza come in antico, ma normalmente sul lato est. Ove non sia possibile rispettare la disposizione tradizionale si cerchi comunque di comprenderne le ragioni e di mantenervisi aderenti il più possibile.

L’atmosfera del dojo:

Per focalizzarsi sulla pratica si lascia, entrando nel dôjô, ogni pensiero estraneo. Abbandonerete gli abiti ordinari, vestendo quelli riservati all’aikido. All’inizio della lezione, esercizi di respirazione e concentrazione vi faranno raggiungere le condizioni fisiche e mentali per una proficua pratica, che richiede impegno sincero e abbandono delle tensioni. Il rapporto con gli altri praticanti è di collaborazione e stimolo, e con gli insegnanti è improntato al reciproco rispetto. Uscendo dal tatami al termine della lezione sarete fisicamente e mentalmente rilassati, rigenerati.

 

 

Il rapporto con gli altri praticanti:

Come già detto l’aikido è una arte di relazione, in cui si apprende a interagire anche con chi ha intenzioni aggressive: si pratica assieme, non contro. I praticanti con maggiore esperienza, sempai, prestano sempre la loro assistenza ai colleghi meno esperti, kohai, privilegiando l’esempio piuttosto che la correzione o la spiegazione, riservati all’insegnante. L’insegnante di aikido segue un programma preciso che porta i praticanti, nel corso della loro via, verso livelli più avanzati di equilibrio con se stessi e con gli altri esseri umani. Ove la logica di questo percorso non fosse immediatamente percepibile al praticante, comunque subito ne avverte beneficio.

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